Allora, Giorgio, in cosa consiste questa nuova idea?
“Si tratta
di un insieme di strumenti da affiancare a quelli tradizionali, che
hanno l’obiettivodi portare l’allievo verso un allenamento più completo,
diremmo più globale. Una preparazione, quindi, che cerca, per quanto
possa fare un corso solo introduttivo, di toccare degli aspetti normalmente
trascurati nella preparazione, e di affinarne altri già esistenti”.
Qual è il fine di questo approccio alla preparazione? “Il giovane
tennista è prima un ragazzo che un tennista, e in seguito sarà prima
un uomo che un tennista in pensione. Nello sport attuale, a un ragazzo
si parla di crescita e di valori, ma poi cosa vediamo ogni giorno?
“Altro”, di certo. Questo approccio pretende di offrire un’alternativa
da contrapporre a questo “altro”, e propone strumenti per crescere
in ogni dimensione possibile”.
Ci puoi elencare alcuni aspetti
che vengono affrontati? “La leggerezza nel movimento, la rapidità,
la coordinazione, il senso del ritmo, la potenza, il rilassamento,
la per fezione del gesto e l’auto affinamento. Ma anche l’importanza
dell’altro e del mondo che ci circonda, la conquista della calma,
la capacità di accogliere la vita, la generosità e la profonda lealtà,
la conoscenza di sé e della natura, il rilassamento creativo, la dedizione
ed il massimo impegno, la creatività, la capacità di ascoltare
profondamente i propri bisogni senza trascurare quelli degli altri,
sono alcuni degli aspetti sui quali i ragazzi lavoreranno. Questo
lavoro porta naturalmente ad una maggiore armonia con se stessi e
gli altri, la gioia di fare ciò che si fa e la voglia di apprendere,
di studiare, di migliorare. Dal punto di vista della performance porta
ad una crescente capacità di gestire ed utilizzare la propria energia,
il proprio corpo e la propria mente. In questo caso applicato al tennis.
L’allievo sarà sempre protagonista di ciò che si fa in quanto ogni
cosa gli verrà spiegata per renderlo il più consapevole possibile
e all’altezza di por tare avanti quanto spiegato con un atteggiamento
di ricerca, di studio. Questo lavoro aiuta un allievo ad essere uno
un ragazzo che si pone in modo curioso, critico, aperto, creativo,
libero e leale nei confronti di un problema da affrontare o di un
obiettivo da perseguire”.
Questo lavoro porta solo risultati nella
vita o anche sul campo? “Io ho utilizzato questi strumenti in decine
di contesti diversi e di diversa natura, ma al centro c’era sempre
l’uomo. Non dimentichiamo quest’aspetto. È l’uomo che cammina,
non il tennis o la politica. Sviluppando se stessi verso l’evoluzione,
cioè, in modo globale, diventa possibile esprimere totalmente i propri
talenti. Un’auto con solo tre ruote ben gonfiate non esprimerà al
massimo le proprie potenzialità, ma farà danni. È necessario gonfiare
la quarta e ottimizzare tanti altri fattori. Allo stesso modo un uomo,
la macchina più complessa che conosciamo, possiede diverse dimensioni,
ed ognuna di queste partecipa alla messa a punto dell’uomo. Un atleta
che si sviluppa in modo più unilaterale come normalmente accade,
si carica di aggressività e ansia per raggiungere il risultato, e
di frustrazione e rabbia quando il risultato non arriva, o rassegnazione
quando l’età avanza o un infortunio lo coglie. Un ragazzo che porta
avanti uno sviluppo armonico e globale,sarà sempre felice, sia che
perde sia che vince, perché avrà capito profondamente che la sua
serenità non può e non deve giungere dallo sport ma da dentro di sé, e
perché avrà imparato ad accogliere e rispettare ciò che accade nella
vita, cercando con tutti i propri mezzi di coglierne l’insegnamento
positivo invece che di lamentarsi e lottare a vuoto. La sua felicità giungerà ogni volta che egli si guarderà allo specchio,
ogni volta che egli guarderà il cielo o qualunque altra cosa. Beninteso
che poi si mira anche al risultato, ma in modo più libero. Così facendo,
questo ragazzo comprende e trova la bellezza nella perfezione del gesto
e non solo nel risultato, divenendo un portatore di bellezza e di per
fezione. A me personalmente basta questo”.
Anche grazie al progetto
Step, Galvani ha compiuto in estate un exploit a Wimbledon...
“Si, esatto. Galvani è un
grande giocatore. Abbiamo fatto un esperimento rapido ed intensivo ma
senza lavoro sul fisico, quindi molto parziale. Comunque è stato
pazzesco vedere cosa è successo in due settimane. Ma non è
sempre così automatico e facile, perché un ragazzo porta con sé tutto il
proprio passato contenente anche le informazioni che frenano la crescita
e lo sviluppo dei talenti”.
Questi strumenti sono stati concepiti
direttamente per lo sport? “No,
sono strumenti finalizzati all’evoluzione che io ho costruito per
addestrare me stesso nella vita in questi ultimi 30 anni e
contemporaneamente per divulgare all’esterno. Così mi sono trovato
ad insegnarli a persone con problemi di varia natura: performance
psicofisica, salute, psicologici, esistenziali, affettivi o per trovare
nuove dimensioni del vivere, più umane. Con i ragazzi ad Arezzo sarà un
esperimento, un progetto pilota, e in base ai risultati vedrò se c’è
apertura o meno, se c’è interesse da parte del mondo dello sport verso
nuove dimensioni, nuovi percorsi. In base alla risposta ottenuta
vedremo se proseguire o se smettere allegramente”.
Allora dobbiamo
aspettarci grandi cose da questo corso... “Non dipenderà dal corso ma da come i ragazzi si pongono
verso il corso. Comunque sarà un lavoro di carattere introduttivo, che
mirerà più che altro a far vedere ai ragazzi nuove dimensioni verso le
quali è possibile dirigersi, per far le stesse cose ma in modo nuovo.
Dar loro un’alternativa all’omologazione attualmente
esistente. Sono tanti i parametri sui quali verrà misurato
l’effettivo miglioramento, e i risultati li sapremo a giugno. Questo
sarà necessariamente un corso leggero, fatto tramite seminari di una
giornata, una volta al mese, nel corso dei quali i partecipanti
riceveranno materiale didattico, faranno teoria e pratica. Ritengo che
sia una grande occasione per un ragazzo che pratica il tennis. Di certo
sarà per tutti i partecipanti un esperienza unica e assolutamente nuova,
che vale la pena di essere vissuta”.
È un corso aperto a tutti? “Il corso è aperto a ragazzi
e ragazze tra i 15 e i 21 anni, ovviamente con eccezioni per casi
particolari. Ci sarà un numero chiuso, vista la particolarità
dell’iniziativa. Attraverso test e questionari, si individueranno i
giovani più adatti a seguire questo lavoro”.
Il corso va da
novembre a maggio per un totale di 8 seminari teorico pratici di un
giorno ciascuno, ad Arezzo, presso l’accademia Blue Team.
Per informazioni: step@topseed.net |